“Una apecar, un bravo
pizzaiolo e tante pizze dolci e salate per gli invitati. Sarebbe una cosa
simpatica e originale perché la pizza sta bene ovunque”.

Immagina così l’ingresso di
sua maestà la Regina Margherita nel mondo dei matrimoni Luciano Sorbillo,
pizzaiolo napoletano di fama mondiale, ospite di “Promessi Sposi” oggi
e domenica 28 ottobre. Sorbillo parteciperà al Levante cake, grande novità di
quest’anno nell’ambito della rassegna dedicata al “giorno del sì”.

Nipote di Luigi e Caterina che
nel 1935 aprirono una storica pizzeria di Napoli, tramandando il mestiere ai
loro 21 figli. Una famiglia sinonimo di pizza. Lui fa parte della terza
generazione. La quarta è già in divenire. Il padre di Luciano, Rodolfo,
nel 1959 ha realizzato nel capoluogo partenopeo la prima pizza con cornicione
ripieno di ricotta. Una pizza speciale che, degustata dai fratelli Agnelli dopo
il 2 – 1 del Napoli sulla Juventus nella partita inaugurale dello stadio San
Paolo, contribuì a rasserenare gli animi e a cancellare l’amaro in bocca dei
torinesi.

Innumerevoli le storie e gli
aneddoti sulla pizza tramandati di padre in figlio. Immancabile il ricordo del
principe Antonio De Curtis, in arte Totò, che mangiava la pizza di Sorbillo piegata
in quattro e seduto sul marciapiede.

“È un onore preparare la pizza
napoletana con gli ingredienti pugliesi: avete un grano unico e la semola
migliore del mondo. In ogni regione d’Italia abbiamo materie prime uniche da
valorizzare. Per questo porto avanti una battaglia affinché la pizza venga
regionalizzata”. Sorbillo risponde alla tradizione e prepara ancora oggi
la pizza con la risciola, grano antico usato per realizzare la prima pizza per
la Regina Margherita, la pizza più famosa al mondo. Un patrimonio riconosciuto
anche dall’Unesco che lo scorso anno ha annunciato l’inserimento dell’arte
napoletana tra i patrimoni intangibili dell’umanità. “La pizza è un patrimonio
tutto italiano che va tutelato sotto tutti i punti di vista”. Ed ecco che storce
il naso al senitr parlare di pizza gourmet, parola ormai abusata in tutti gli
ambiti culinari. Chiamano gourmet un’abitudine in realtà decennale: i clienti
portavano in una busta gli ingredienti che volevano che noi aggiungessimo nella
pizza, dalla salsiccia, al prosciutto – racconta -. Ciò che succede oggi, molto
spesso si traduce in un prodotto che non mantiene il giusto equilibrio tra gli
alimenti. Oltre al fatto che la pizza gourmet ha dei costi più alti e senza una
reale ragione”.

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